sabato 31 ottobre 2015

Lequilibrio: Barbera d'Asti D.O.C.G. Superiore 2011 - Montalbera


Non so proprio perché il marketing di Montalbera abbia ingaggiato una guerra con gli apostrofi, ma i creativi, si sa, amano farsi chiamare creativi proprio perché distruggono. Quelli di Montalbera hanno deciso di disintegrare l'apostrofo, roba vecchia, che sta là ma non si sente. Un orpello, insomma, inadatto a vini eleganti nei quali si deve sentire tutto e solo quello che c'è. Forse è così, a giudicare dal contenuto delle bottiglie, che va interpretata la scelta grammaticale. Sia come sia, i loro vini mi piacciono molto. Il Ruché Laccento si è guadagnato senza difficoltà uno dei miei migliori giudizi e rimane un indimenticabile. La Barbera Superiore Lequilibrio di oggi promette altrettanto.

Rubino tendente al granato, di trasparenza media e bella densità, si apre con un bel profumo ampio e elegante di ciliegia e mora, con note evidenti di spezie, cuoio e tabacco. Quando si assaggia stupisce: non è un vino lungo e protratto quanto il naso potrebbe far immaginare. Al contrario è rapido, scattante per acidità, pulito e molto elegante. Note di spezie, ancora di cuoio e tabacco e soprattutto di liquirizia esplodono veloci nella sorsata e chiudono senza strascichi con una trama tannica perfetta. Vino di classe e di fascino, una barbera non semplice per la complessità di aromi che offre, ma semplificata dal lavoro degli enologi che da un carattere di fondo austero e deciso traggono un prodotto che si beve con gradevole facilità. La bottiglia va via che è un piacere e può accompagnare con classe tanta della migliore cucina. Il mio punteggio di 89/100 non raggiunge però quello estremo di alcuni esperti, cui forse l'eliminazione dell'apostrofo fa un po' perdere l'equilibrio. 12€ ben spesi.

venerdì 30 ottobre 2015

Il più alto: Vallée d'Aoste D.O.C. Blanc de Morgex et de La Salle Rayon 2014



Un primato lo ha già d'origine. Viene dai vigneti più in quota d'Europa, dove l'aria è sottile e la fillossera non è mai giunta. Su piede franco e con minori necessità di pesticidi, lì dove è il clima stesso a proteggere dagli attacchi nocivi, fruttifica il prié blanc, vitigno autoctono valdostano coltivato esclusivamente nella Valdigne. 
La bottiglia di oggi, il Rayon, è prodotta dalla più significativa cooperativa locale, la Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle che, date le caratteristiche estreme dei vigneti, può contare su un maggior numero di produttori che di ettari vitati e che si affida solo al priè blanc per dare vita all'intera sua offerta di vini.
Il Rayon è un vino che adoro da molti anni e che non mi ha mai deluso. Mi delude invece la nuova etichetta che trovo molto più banale e meno allegra della vecchia, oltre che meno in tema col nome.

Ma è questione di gusti. Piuttosto assaggiamo quest'ultima annata.

La trasparenza è quella dell'aria alpina, totale. Il colore tenue, quasi assente, con riflessi paglierini e verdognoli, diafano. La consistenza è da acqua sorgiva, leggerissima. Ma all'olfatto si apre un profumo intenso e sottile, molto fine e elegante, con i suoi ricordi di lieviti, di fiori bianchi, di frutta gialla, di erbe e leggermente agrumato, con quest'ultima nota un po' meno evidente di come la ricordassi in annate precedenti, dove dominava sulle altre sia nel naso che in bocca. All'assaggio si presenta fresco e leggero in una entrata di agrumi, poi si arrotonda elegantissimo nel finale. Possiede acidità e mineralità gradevolissime, coccola con la sua leggerezza preziosa e profumata. Un vino meraviglioso e inconfondibile, ve ne innamorerete di sicuro su semplici piatti di pesce. Il mio voto è di 88/100. Per un vino dalla coltivazione così estrema, il prezzo è piuttosto contenuto, 13€ circa in enoteca.

martedì 27 ottobre 2015

Un piccolo grande vino: Lazio I.g.T. Cenereto 2014 Trappolini



Dalle vaste tenute della finanza che danno origine al Nobile di Montepulciano Fattorie del Cerro, torniamo a vigneti di famiglia: la famiglia Trappolini,  viticultori in Castiglione in Teverina, nell'alto Lazio. Dalla tradizione contadina degli avi hanno sviluppato una bella azienda che produce ottimi vini dal prezzo molto contenuto. Il loro sangiovese in purezza, il Paterno, è un vino che ha meritato premi prestigiosi senza per questo montarsi la testa, un campione che  ci si beve per soli 15€. Altrettanto gradevole e speciale l'aleatico Idea, vino dolce ma non sdolcinato, ottimo compagno di meditazione dai profumi particolari e dal sorso mai stucchevole, ideale su crostate di visciole e ricotta.
Ma il vino di oggi è ancora più modesto e tuttavia validissimo. Il Cenereto si trova intorno ai 5-6€ in enoteca e, nella sua semplicità, è un grande compagno di bevute.
Da uve sangiovese e montepulciano vinificate in acciaio, ha un giovanile colore porpora, abbastanza comune e intenso, e un corpo di media densità. Il profumo è molto profondo per un vino così semplice, stupisce per ampiezza, ma non per complessità. È un bell'aroma, un po' giovanile e vinoso, su un'unica nota di frutta, di ciliegia matura su una morbida vena alcolica, ma piacevole e equilibrato. Al palato è morbido eppure fresco, estremamente bevibile, un po' rapido nel gusto ma con un godibile retronaso ammandorlato e un tannino ancora un po' brusco ma nobile, che si stempera in una persistenza decisamente lunga per un vino di fascia base.
In conclusione, è uno dei migliori compagni che ho trovato per la cucina di tutti i giorni, ottimo su saporiti ragù, primi piatti di sostanza, formaggi e piatti di carne schietti e semplici. Uno dei più azzeccati acquisti in bottiglia per i pochi euro che costa. Per me, 84/100 li merita tutti.

sabato 24 ottobre 2015

Un vino noto: Nobile di Montepulciano D.O.C.G. 2012 Fattorie del Cerro




Oggi parliamo di un vino piuttosto noto, uno dei prodotti bandiera di una grande realtà del vino. Tenute del Cerro è un gruppo che rappresenta cinque tenute agricole di vaste dimensioni che, per quel che riguarda il vino, assommano a ben 300 ettari di produzione distribuiti tra Toscana e Umbria. Si tratta di una grande azienda con dimensioni produttive, iniziative di marketing e piani industriali, sviluppati in ottiche moderne e globali. Tutto il contrario, insomma, dei piccoli produttori che tanto mi piace scoprire, quei coraggiosi artigiani del vino che coltivano con dedizione e orgoglio i loro pochi ettari di preziosa vigna. Vero è che la qualità può talvolta albergare anche in produzioni più estese e Fattorie del Cerro, una delle tenute del gruppo, rappresenta una delle maggiori realtà del vino Nobile di Montepulciano anche nei giudizi della critica.
Il Nobile di Montepulciano D.O.C.G. di fattorie del Cerro è un vino molto ben giudicato e spesso premiato. Per assicurarsi che i risultati derivino dalla validità del prodotto piuttosto che dall'ovvia potenza comunicativa dell'azienda, non resta che versarselo nel bicchiere. Ho a disposizione l'ultima annata, il 2012, forse un po' troppo giovane per poterlo apprezzare al meglio, ma tant'è.

Ha un colore rubino, di media trasparenza e dall'unghia tendente al rosa che ne testimonia l'adolescenza. Il corpo è medio, non troppo denso, ma il profumo è intenso e ampio di ciliegia e amarena con sentori floreali di rose e note molto sfumate di spezie e di smalto. Al sorso è subito fresco e secco, più amaro che dolce, rapido, vibrante e asciutto. Pulitissimo e affilato come un rasoio, lo scoccare di una corda di balestra, porta note finali minerali, quasi di polvere da sparo, sul veloce trionfo di amarena. Anche i tannini sono eleganti e asciutti e completano il profilo di un vino che è l'esatto contrario del vino "piacione", quello morbido, avvolgente, lento e vanigliato. È un bel vino deciso, elegante, sobrio e forte. 86/100 per i suoi 11€ di sicuro valore. La validità comunicativa dell'azienda che ha dietro e forse un assaggio a più lunga distanza dalla vendemmia, gli fanno guadagnare qualche punto in più nelle guide.


martedì 20 ottobre 2015

Pane al sorgo


Non c'è niente da fare, non so resistere. Appena scovo un prodotto nuovo devo provarlo. È stato più forte di me: quando la mia amica Valentina di mondo senza glutine mi ha detto "mi è arrivata una farina nuova", ho risposto "dammela" senza nemmeno guardare. Poi l'ho guardata, ho letto "farina di sorgo" e ho pensato "e mo che ce faccio?" e mi sono risposta "È ora di sperimentare un nuovo impasto per il pane".  Dal mio pomeriggio domenicale da piccolo chimico è emerso il filone in foto.

Ingredienti

250g di farina di sorgo
125g di fecola di patate
125g di amido di frumento deglutinato (farina revolution)
1 bustina di lievito di birra
400g di acqua
25g di olio
1 cucchiaino di zucchero
14g di sale 

Settacciate assieme la farina, la fecola e l'amido. Unite l'acqua in cui avrete sciolto il cucchiaino di zucchero e amalgamate ben bene. Aggiungete l'olio e infine il sale, continuando ad impastare per alcuni minuti. .
Disponete in uno stampo da plumcake e fate lievitare per circa 45 minuti.
Infornate in forno già caldo a 200°C per almeno 45 minuti.
Sfornate, lasciate raffreddare e mangiate!
Il risultato per me è stato ottimo, il filone è lievitato meno di quello al mix di semi ma la crosta era decisamente più croccante. Per gli amanti del pane integrale questa è la ricetta ideale. 
Buon appetito!

domenica 18 ottobre 2015

Un altro Cesanese: Hernicus 2013 Coletti Conti


La scheda tecnica dell'Hernicus non dice molto. Ma il vino sì!
Di cesanese ho già parlato altre volte. È un vino che può riservare gran belle sorprese a prezzi modesti e rientra per questo nel genere di bottiglie di cui tratto più volentieri. Se ci fate caso, i giudizi sui vini che vi racconto difficilmente sono lontani da un buon punteggio e di rado sono eccelsi, diciamo sopra ai 90/100. Dipende dal fatto che io i vini li compro, per berli prima che per parlarne, perciò hanno tutti un buon rapporto qualità/prezzo già alla selezione. Difficilmente eccezionali, perché le eccellenze in genere costano, difficilmente deludenti perché cerco di bere bene. Se nella mia lista c'è un po' di monotonia nei giudizi, siete però certi di trovare quasi tutta roba buona a buon prezzo. Non è un'ottima ragione per seguirmi?
Ma veniamo a noi, anzi al Cesanese del Piglio D.O.C.G. superiore 2013 Hernicus. Che è il prodotto base di Coletti Conti, azienda in quel di Anagni i cui proprietari vantano, in una città papale, ascendenze papali. Sarà vero? Certo è che gli ecclesiastici, come tramandato da tanta letteratura satirica ma anche da oggettive testimonianze, di vino se ne intendono e se ne sono sempre intesi. Sarà per questo che dove del vino hanno segnato la tradizione i buoni risultati non mancano, come nelle terre del frusinate, regno del cesanese.
L'Hernicus ha una certa classe: un bel colore rubino di media trasparenza e una densità da vino di buon corpo lo presentano subito, appena versato. Il profumo ampio e fine, forte di ciliegia e rosa, si stempera in note di spezie, pepe e lontano chiodo di garofano, e termina in appena accennati idrocarburi. È un vino che mi appaga moltissimo al gusto, per equilibrio e eleganza rari in bottiglie di questo livello di prezzo. Fresco nonostante l'alcol elevato, morbido nonostante la nota sapida, armonico. Tornano sapori di ciliegia e spezie, che al palato tendono al tabacco, alla liquirizia forte con uno spunto strano, evanescente... quasi di fragola. È un vino fine e potente, dagli aromi decisi, piacevolissimi e molto particolari che lo fanno riconoscere. Mi piace sempre, dalla prima volta che l'assaggiai, molti anni fa, su uno spezzatino d'asino, a Paliano, più o meno nella sua terra. In questa annata, 88/100.

sabato 17 ottobre 2015

Non a caso, Enotria: Cirò Superiore Riserva Duca Sanfelice 2012 di Librandi





Chi mi legge avrà capito che del vino amo anche quel suo rimandare all'antichità, ai miti e alle leggende. Quando una bottiglia, per un verso o per l'altro, a torto o a ragione, è capace di solleticare la fantasia e di farmi immaginare antica gente e antichi luoghi in una lunga tradizione di bevute e giorni rallegrati dall'uva, non posso fare a meno di godermela di più. Il Cirò Rosso Classico Superiore D.O.C. Riserva 2010 Duca Sanfelice, con un nome per esteso lungo quanto una quaresima, è uno di questi. Prodotto da Librandi, cantina di cui ho ben parlato in occasione di un'altra bevuta di gusto, viene direttamente dall'antica Enotria, la terra mitica di Calabria che dal vino prende il nome e che al vino dà vita, e riporta il pensiero a tempi lontanissimi in cui vigneti rigogliosi rappresentavano la felicità in terra. L'Enotria era il paese magico dove scorrevano fiumi di vino - in effetti, sembra esistessero veri "enodotti" per trasportarlo dalle colline ai porti - e la vita dei residenti era quella piacevole per antonomasia, sibaritica.

Oggi che gli enodotti sono sostituiti da gasdotti e che l'Enotria, raggiunta, forse, dal progresso o dal progresso dimenticata, ha perduto l'ubertosa ricchezza di un tempo, facciamoci un bel bicchiere di Cirò, il mitico vino olimpico Krimisa, in memoria di quei tempi antichi e arretrati in cui essere un sibarita non era ancora peccato.
Il Duca Sanfelice è un vino da non mancare! Una grande soddisfazione e anche a buon mercato, 10€ di ottima enologia. Di un bel granato con riflessi aranciati, trasparente, vivo e di buona densità, ha già l'aspetto del vino serio. Ma è il profumo che avvolge, penetrante, ampio e complesso, di ciliegia, spezie e pepe nero, con una nota molto particolare e persistente, leggermente muschiata, che ricorda gli aromi del sottobosco dopo la pioggia e un pizzico di ricordo di salamoia. Al gusto è un vino vivo, fresco ma rotondo, di buona acidità, dove la frutta rossa è accompagnata da toni secondari di liquirizia su una importante nota alcolica e il finale è lungo, su un retronaso ammandorlato e quasi fumè, e con un bel tannino vivace. È un vino molto piacevole e particolare, con toni suoi propri che lo distinguono e lo fanno apprezzare. Ci sono vini che danno tanta soddisfazione con poca spesa e questo è veramente un ottimo acquisto che raggiunge, a mio gusto ma senza temere critiche, gli 88/100.