giovedì 15 ottobre 2015

Zuppa di fagioli, zucca e crudo di Parma.




Ancora una ricetta con la zucca, prodotto tipico di questo periodo dell'anno. Io la adoro, non solo per il sapore, ma anche perché è ricchissima di vitamine, facile e veloce da preparare, e si adatta a molte ricette. Inoltre l'arancione mi mette allegria!
Qualche anno fa era meno conosciuta e più economica, ora la troviamo più frequentemente sui banchi del mercato e il prezzo è leggermente salito. Sarà l'effetto Halloween? Forse, in ogni caso oltre alle lanterne ci possiamo preparare dei piatti sfiziosi, salutari, e cosa importante per tutte le donne che tornano a casa la sera tardi, che possono essere preparati in anticipo. Non c'è niente di meglio che tornare a casa, scaldare la cena e servirla in cinque minuti.
Le serate si fanno sempre più fresche e quindi le cene sempre più calde, ecco quindi la prima zuppa della stagione: zucca, fagioli e cubetti di prosciutto crudo.



Ingredienti per 4/5 persone

400g di fagioli secchi misti
(Borlotti, cannellini, neri, con l'occhio...)
300g di zucca senza buccia
1 gambuccio intero di Parma
(Circa 300g di prosciutto pulito)
1l di brodo vegetale
150ml di passta di pomodoro
2 scalogni
1 rametto di rosmarino
4 cucchiai di olio
Sale e pepe qb
1 frisella a testa



Mettete a bagno i fagioli per almeno 6 ore.
Metteteli in una pentola con il brodo vegetale freddo e accendete il fuoco.
Portate a ebolizione e fate sobbollire a fiamma bassa per circa 40 min, o fin quando i fagioli non risulteranno cotti. Se il brodo si asciuga troppo aggiungete un po' di acqua bollente per continuare la cottura.
In un altro tegame, se lo possedete di terracotta è il massimo, fate soffriggere gli scalogni tagliati a fettine e aggiungeteci la zucca tagliata a cubetti di mezzo cm.
Aggiungete anche i cubetti di prosciutto ricavati dal gambuccio, che avrete precedentemente pulito e tagliato. Consiglio di comprare uno di quei gambucci che vengono venduti interi sotto vuoto a circa 1/3 del prezzo dell'affettato, in questo modo risparmierete molto.
Fate insaporire bene mescolando con un cucchiaio di legno e contemporaneamente annusate i profumi, mette allegria!
Quando la zucca si sarà ammorbidita aggiungete i fagioli con il loro brodo di cottura che si sarà ridotto dell'80% circa.
Lasciate andare per una decina di minuti.
Togliete gli aghi ad un rametto di rosmarino e riduceteli in polvere con un coltello da cuoco affilatissimo, dopodichè uniteli alla minestra.
Il sale lo sconsiglio, c'è il prosciutto, ma una bella spolverata di pepe e un filo di olio a crudo rappresentano la  ciliegina sulla torta.
Io l'ho servita su delle friselle, ma alcune fette di pane bruscato vanno bene lo stesso.
Buon appetito!

sabato 10 ottobre 2015

Due belle interpretazioni di vitigni sardi: Monica di Sardegna Santadi e Cannonau Nepente di Oliena



Oggi parliamo di vitigni regionali, uve che sono espressione di uno specifico territorio, la Sardegna.
Sia il monica che il cannonau parlano solo sardo, il loro nome evoca subito i caldi climi mediterranei della meravigliosa isola. Sono uve che non assurgono di frequente ai fasti dell'enologia più nobile, anche se qualche esempio di altissimo livello non manca, ma che regalano grandi emozioni anche in versioni disponibili perfino nella grande distribuzione. Come per le bottiglie del giorno, che potete trovare con molta facilità a prezzi ragionevoli, sotto ai 10€.

L'uva monica, importata dai monaci camaldolesi come dicono alcuni o dalla Spagna come dicono altri, ha trovato la sua terra promessa nell'isola e è coltivata in tutto il territorio sardo con risultati che variano molto, da vini semplicissimi e di scarso pregio a prodotti più interessanti. La cantina Santadi che produce Antigua è la cantina sociale del luogo, che ha sviluppato una produzione ampia ma di pregio nel corso della sua storia cinquantennale. Il suo carignano del Sulcis Terre Brune, ad esempio, è una delle bottiglie sarde spesso in lizza per premi enologici di rilievo. 
L'Antigua, un prodotto della linea base che non conosce il legno, ha un colore rubino-porpora e una sostanza di media trasparenza e buona densità. Il suo profumo, non timido come in molte bottiglie del suo prezzo, ha una bella dominante di ciliegia e di mora, leggermente vinoso e con accennate note finali grasse e eteree che ricordano l'oleandro. All'assaggio è piuttosto fresco e di buona acidità, di medio corpo e struttura, sapido, non troppo tannico e persistente ma con un bel finale asciutto dai toni ammandorlati che si stemperano molto bene sui cibi. Un bel vino per piatti di carne al sugo e per primi con ragù di carne e verdure. Potete trovarlo a circa 7€, a dispetto dei quali si guadagna un dignitoso punteggio di 84/100. Un affare!

Il cannonau è il vino dei nuraghi, di recente qualificato, con i suoi più di 3.000 anni di coltivazione e vinificazione, come il vitigno più antico del bacino del Mediterraneo, sardo che più sardo non si può. Sembra che le popolazioni nuragiche facessero vino prima che ogni altra cultura dell'area, fenici, greci, romani ne imparassero i meravigliosi segreti. Chissà. Dalla notte dei tempi ai giorni nostri, il cannonau è stata l'uva più diffusa nell'isola e oggi dà vita a bottiglie di ogni livello, dai semplici vini senza pretese a meravigliose etichette degne di gloria. Tra le varie sottodenominazioni della D.O.C., la bottiglia del giorno appartiene alla Nepente di Oliena il cui nome, nessuna tristezza che rimanda alla magica bevanda dei greci che toglieva sofferenza, fatica e memoria agli afflitti e ai feriti, è tutto un programma. Il Cannonau di Sardegna D.O.C 2012 Nepente di Oliena della Cantina Oliena è uno dei vini che bevo più spesso e rappresenta forse il campione dal miglior rapporto qualità/prezzo della sua denominazione. Per i 10€ che costa è un grandissimo vino, uno di quelli non solo da bere, ma da degustare a lungo con piacere. Con il suo colore granato, semitrasparente e dall'unghia rosa-aranciata e la sua lenta densità sul vetro, fa grandi promesse. Che mantiene tutte. Ha un naso ampio, di ciliegia, amarena, spezie, pepe nero, di una vinosa morbidezza glicerica, con note finali salmastre e una leggerissima punta di idrocarburi che ricordano gli aromi migliori di una sera d'estate a passeggio su un molo. 
Cemento e acciaio è tutto ciò che questo vino conosce, eppure è ricchissimo di profumi complessi. Quando lo si assaggia, non delude. È denso, di dolce morbidezza iniziale, caldo e avvolgente, ma finisce con un tannino piacevole e deciso in una chiusa dai toni di rabarbaro. Un vino che si beve ogni volta con grande gusto e che migliora nelle ore successive all'apertura, adatto a molti piatti importanti e che io trovo perfetto sui pecorini stagionati sardi e sui formaggi a pasta dura in generale. Un ottimo compagno di bevute che per me non vale meno di 87/100. Uno degli imperdibili.

lunedì 5 ottobre 2015

Aglianico del Taburno D.O.C. Fidelis 2011 Cantina del Taburno



La Dormiente del Sannio, adagiata in terra campana, sogna profondi sogni di vino da millenni. Uve elleniche (aglianico) e vini romani, come il Kapnios citato nella Naturalis Historia, amarone ante litteram, hanno estratto vitalità dalle oniriche essudazioni dei suoi versanti. Sono terre argillose e calcaree, che dopo alcuni secoli bui di relativo abbandono dalla tarda romanità al termine del medioevo, da ormai lunghe epoche danno origine a vini apprezzati e esportati. Più di cento anni fa nasce il consorzio agrario di Benevento e negli anni '70 la Cantina del Taburno, come risorsa sociale della zona, vasta per produzione di bottiglie di buona fattura e di prezzo vario ma mai eccessivo.
Sarà per il carattere robusto e potente, sarà per quel suo nome che evoca l'antica enologia mediterranea e omeriche bevute, a me l'aglianico è sempre piaciuto molto in abbinamento ai formaggi a pasta dura, a quei pecorini e caciocavalli di altrettanto mitologica memoria. Cacio, olive e vino... e, se ne bevo abbastanza, posso parlare anche greco!
Così, su una selezione adeguata di prodotti caseari, ho stappato una bottiglia di Fidelis 2011, un aglianico di medio blasone e senza pretese di eccellenza, e mi sono lasciata trasportare ai tempi della scuola, quando quelle leggende e quella lingua, in assenza del vino, mi rimanevano ben più indigeste.
Il Fidelis è rosso rubino, non molto trasparente, non densissimo e leggermente tendente al granato nell'unghia. Il profumo non stupisce per complessità, ampiezza e profondità, ma porta buone note di ciliegia, pepe e spezie, con un finale appena accennato che ricorda l'aroma del fondo di cottura di uno spezzatino di manzo al sugo... un sentore che si riconosce, proprio leggero, leggero alla fine, probabilmente dovuto al passaggio in botte e al legno già utilizzato delle barriques. Al sorso è piuttosto asciutto e caldo, con un bel tannino secco e preciso, perfetto sul grasso sapore dei formaggi, e un finale non troppo lungo e leggermente ammandorlato che si stempera sulla pastosità dei pecorini.
Nel complesso è un aglianico di buona qualità e fattura, semplice e piacevole, non troppo lavorato e molto vicino alla caratteristiche proprie del vitigno. Prodotto generoso sui cibi, un po' meno da solo. 84/100 nel mio giudizio e 11€ sugli scaffali.

sabato 3 ottobre 2015

Nato dal fuoco: Etna Rosso D.O.C. 2013 Masseria Setteporte




Nera come la terra da cui germoglia, l'uva del nerello mascalese riceve la sua forza dal calore superiore del sole di Sicilia e da quello inferiore del fuoco sotterraneo che ribolle nelle viscere del più alto vulcano d'Europa. L'Etna Rosso che ne deriva è un vino che affonda le sue radici nel fertile terreno di lave sulle pendici della mitologica fucina di Efesto, dove smartellano ancora giganti da un solo occhio ma dall'infaticabile opera, e ne trae caratteristiche speciali di mineralità e di robustezza, un vino caldo e secco, dal corpo asciutto e scattante. 
Sul versante meno famoso per la viticultura etnea della leggendaria montagna, quello sud-ovest, a Biancavilla (CT),  Masseria Setteporte produce da anni vini in quantità limitata da coltivazioni incentrate sul nerello mascalese. La bottiglia di oggi, che ho scelto perché amo molto questo vino in altre interpretazioni, viene dalle loro cantine.
L'Etna Rosso Setteporte è di colore intermedio tra il rubino e il granato, trasparente e abbastanza fluido, un aspetto abbastanza tipico per questa D.O.C. Ha un bel profumo ampio di ciliegia e rosa in tarda fioritura con una forte nota minerale, quasi ferrosa e leggerissimi accenni di chiodo di garofano. Al gusto ha un ingresso pieno, equilibrato, pulito. È un vino di scatto, con buona acidità e mineralità, dal sorso fresco e deciso e un finale di tannini ben dosati ma piuttosto secchi e asciutti. Nel complesso è risultato molto gradevole e merita un bel punteggio di 87/100. Potete trovarlo in enoteca intorno ai 13€.

lunedì 28 settembre 2015

Ciambella di pere montasio e noci.


Per questa ciambella salata ho sfruttato un altro dei miei abbinamenti preferiti: pere e formaggio. Visto il grande successo ottenuto con i crostini di pane integrale sg con pere e formaggio ,  ho deciso di cimentarmi in una ricetta un po' più impegnativa, una torta salata. Il risultato è stato eccellente, sicuramente da ripetere.
Questa volta ho utilizzato il  "Montasio",  formaggio friulano a pasta cotta, semidura, ottenuto esclusivamente da latte bovino.

 
Ingredienti 
500g di farina 
(revolution per una ricetta senza glutine)
200g di pere
200g di montasio
3 uova
180ml di latte
50g di burro a pomata
1 cucchiaio di olio di semi
1 bustina di lievito di birra
1 bustina di lievito per torte salate 
70g di noci sgusciate
10g di sale
pepe




                                         Settaciate la farina in un recipiente assieme alle due bustine di lievito. 
Unite l'olio e il burro a pomata. Amalgamate con un cucchiaio di legno. A parte sbattete le uova con il latte e unitele all'impasto precedente assieme al sale e al pepe. Unite le pere e il formaggio tagliati a dadini e i gherigli di noci tritati grossolanamente. Imburrate e infarinate uno stampo da ciambellone del diametro di 28cm e distribuitevi l'impasto. Lasciate lievitare circa 1 ora. Mettete in forno già caldo, non ventilato, a 180° per  40 minuti.Sfornate, lasciate freddare, sformate e servite. Ottimo come accompagnamento per delle fette di salame in un aperativo cenato.  Buon Appetito!




domenica 27 settembre 2015

Fragranza profonda: Otello Nero di Lambrusco 2014 Ceci



www.lambrusco.it. Associare alla propria azienda un nome di dominio di questo tipo la dice lunga. Significa che pensi di produrre "Il Lambrusco", non "un lambrusco" e che ti sei attrezzato per dimostrarlo. Aggiungiamo la storia della famiglia Ceci, che non parte dalla cura della vigna, ma da quella dell'ospite: il capostipite, Otello, non era contadino, ma oste e le uve non le produceva, ma le assemblava per il piacere dei suoi avventori. Non c'è da stupirsi, allora, che la produzione Ceci sia indirizzata dall'attenzione al marketing e al gusto del pubblico. Ciò non toglie - o forse è proprio per questo - che il loro lambrusco Otello Nero è probabilmente il migliore in circolazione, l'unico a aver raggiunto la vetta delle classifiche enologiche e di sicuro il migliore che io abbia provato. Il lambrusco non è un vino che amo particolarmente, troppo semplice e scontato, ma questo è diverso e quando c'è da accompagnare un piatto di grassi salumi, lo zampone di Capodanno o qualcosa di simile lo prendo sempre in considerazione. Ha un bellissimo aspetto nel bicchiere, di un porpora scuro e vivace, con una spuma violetta e densa. Il profumo, a differenza dei classici lambrusco, è profondo e complesso, di ciliegia viva, ma anche di fiori, e con note evidenti di fragola e crema pasticcera. Lo assaggi e ti colpisce per freschezza e pienezza: ciliegia e fragola in uno spunto dolce che poi è mitigato da un finale tannico ben accennato. È un vino vivo, vivace, fragrante, fresco, pieno e piacevole. Per la tipologia non si può chiedere di più, davvero può essere considerato "Il Lambrusco". Ancora non ne ho assaggiato uno comparabile. Lo potete trovare a circa 10€ e, nel suo genere, non merita meno di 88/100 per pregio di fattura.

mercoledì 23 settembre 2015

Cavallo da battaglia: Pinot Bianco Alto Adige D.O.C. 2014 Terlano


Qualcuno, giorni fa su Facebook, chiedeva consigli per un bianco da accompagnare a pesce alla griglia e gamberoni. Un'ottima scelta potrebbe essere il vino di oggi, che unisce un indiscutibile valore enologico a un prezzo modesto e regala grandi emozioni. Il pinot bianco, in Italia, ha  il suo territorio di vocazione in Alto Adige e la Cantina Terlano è una delle più antiche cantine sociali della zona, con più di cento anni di storia all'attivo. Da questa centenaria esperienza e da una grande terra da vino nasce il Pinot Bianco Terlano, dalla lavorazione in cantina piuttosto semplice ma dal grande fascino. Ha un colore paglierino, appena accennato, molto trasparente, di grande leggerezza, eppure regala un profumo ampio e complesso di fiori bianchi e frutta, ananas, agrumi e lieviti. Una particolarità che ho notato è la coincidenza temporale della sensazione agrumata con la nota di lieviti, che in altri vini sono più marcatamente separate. Qui, e anche all'assaggio, le due sfumature sono esattamente fuse insieme, contemporanee e penetranti e terminano in un finale appuntito di pepe bianco. Molto fresco al gusto, equilibrato,di giusta sapidità,  ripresenta al palato gli agrumi e l'ananas insieme a evidenti note minerali di selce e finisce con un retronaso piacevole, lungo e profumato. Un gran bel vino, vero cavallo di battaglia su piatti di pesce e primi delicati, sempre una mossa vincente. Coi i suoi soli 11€ in enoteca, raggiunge senza fatica gli 88/100. Da non mancare.