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mercoledì 25 maggio 2016

L'isola e il colombo: Ischia D.O.C. Per''e Palummo 2015 - Casa D'Ambra


Sia il vitigno, autoctono campano, che la viticultura nell'isola d'Ischia hanno storia molto antica. Secondo Plinio il Vecchio, Ischia era l'isola delle anfore da vino, Pithecusa nella lingua degli antichi coloni greci. Forse il nome derivava da altro, ma è certo che la vite si è impadronita delle colline dell'isola molto, molto tempo fa e che più di un antico popolo ha fatto di quel meraviglioso cono vulcanico il proprio vigneto. Ancora oggi le tecniche di viticultura del versante nord ricordano il modo etrusco di far crescere l'uva, in altezza, mentre quelle del lato sud mantengono il sistema greco a alberello, tipico della Magna Grecia. 

Antico a sua volta è il piedirosso che, a volerlo identificare ancora con Plinio, sarebbe l'uva colombina, così detta per il rachide rosseggiante che ricordava il piede dei colombi... per''e palummo, appunto, nel dialetto locale. Vitigno comune a molte zone della Campania, è considerato un'uva difficile, che sviluppa facilmente sentori spiacevoli se lavorata con cura insufficiente, uva dalla bassa resa e dalla potenza e dal corpo inferiore all'altro grande campano, l'aglianico. Così, per molto tempo, è stata relegata a ruoli minori. Oggi, però, meno di ieri. Tecniche evolute e perizia in cantina ne hanno fatto un vino interessante in molte versioni, un rosso più delicato e leggero dei grandi rossi campani e con caratteristiche specifiche di acidità e salinità che lo rendono adatto a molte occasioni gastronomiche. E c'è da aggiungere che non è mai un vino costoso, neppure nelle interpretazioni migliori, una conoscenza che vale la pena fare.

Questo piedirosso isolano, Per''e Palummo, è lavorato dall'antica cantina Casa D'Ambra, una delle più note di Ischia. Quindi, se si vive lontano da lì, rappresenta una delle opportunità più concrete per provare un vino prodotto in quantità limitate sulle pendici poco estese e difficili dell' isola-vulcano.
Vino di mare, con tutte le caratteristiche tipiche del piedirosso in bella mostra, si agita abbastanza trasparente nel bicchiere con la sua veste rossa, tra il rubino e il porpora, leggero, con un'unghia che tende al violetto. Colpisce con un profumo piuttosto ampio e profondo dai toni floreali di rosa e geranio, mentre il frutto resta quasi in secondo piano. In bocca è fresco, per la tipica acidità del piedirosso, asciutto, salino e non concede pochissimo alla dolcezza, fino al finale in cui vibra un tannino breve, secco e vivo. È un vino pulito, snello e tipico, che accompagnerà benissimo primi piatti gustosi e pietanze di carne non troppo strutturate. Per me vale 82/100, un po' penalizzato dalla fondamentale semplicità del gusto, di tono minore rispetto al naso. Lo trovate a circa 11€ nelle enoteche.

lunedì 5 ottobre 2015

Aglianico del Taburno D.O.C. Fidelis 2011 Cantina del Taburno



La Dormiente del Sannio, adagiata in terra campana, sogna profondi sogni di vino da millenni. Uve elleniche (aglianico) e vini romani, come il Kapnios citato nella Naturalis Historia, amarone ante litteram, hanno estratto vitalità dalle oniriche essudazioni dei suoi versanti. Sono terre argillose e calcaree, che dopo alcuni secoli bui di relativo abbandono dalla tarda romanità al termine del medioevo, da ormai lunghe epoche danno origine a vini apprezzati e esportati. Più di cento anni fa nasce il consorzio agrario di Benevento e negli anni '70 la Cantina del Taburno, come risorsa sociale della zona, vasta per produzione di bottiglie di buona fattura e di prezzo vario ma mai eccessivo.
Sarà per il carattere robusto e potente, sarà per quel suo nome che evoca l'antica enologia mediterranea e omeriche bevute, a me l'aglianico è sempre piaciuto molto in abbinamento ai formaggi a pasta dura, a quei pecorini e caciocavalli di altrettanto mitologica memoria. Cacio, olive e vino... e, se ne bevo abbastanza, posso parlare anche greco!
Così, su una selezione adeguata di prodotti caseari, ho stappato una bottiglia di Fidelis 2011, un aglianico di medio blasone e senza pretese di eccellenza, e mi sono lasciata trasportare ai tempi della scuola, quando quelle leggende e quella lingua, in assenza del vino, mi rimanevano ben più indigeste.
Il Fidelis è rosso rubino, non molto trasparente, non densissimo e leggermente tendente al granato nell'unghia. Il profumo non stupisce per complessità, ampiezza e profondità, ma porta buone note di ciliegia, pepe e spezie, con un finale appena accennato che ricorda l'aroma del fondo di cottura di uno spezzatino di manzo al sugo... un sentore che si riconosce, proprio leggero, leggero alla fine, probabilmente dovuto al passaggio in botte e al legno già utilizzato delle barriques. Al sorso è piuttosto asciutto e caldo, con un bel tannino secco e preciso, perfetto sul grasso sapore dei formaggi, e un finale non troppo lungo e leggermente ammandorlato che si stempera sulla pastosità dei pecorini.
Nel complesso è un aglianico di buona qualità e fattura, semplice e piacevole, non troppo lavorato e molto vicino alla caratteristiche proprie del vitigno. Prodotto generoso sui cibi, un po' meno da solo. 84/100 nel mio giudizio e 11€ sugli scaffali.

sabato 5 settembre 2015

Dall'anteprima alla prima: ION è arrivato in enoteca


In un post di aprile, vi avevo parlato di un vino speciale... speciale perché ancora introvabile, una vera anteprima. Vi avevo raccontato la sua storia e quella dei suoi genitori, neo-imprenditori della viticultura per passione definitiva. E vi avevo anche detto come mi avesse convinto per carattere e bevibilità. Da allora ho avuto modo di assaggiarlo ancora e, affinandosi nel tempo, è risultato un prodotto in costante miglioramento, un risultato enologico di buon auspicio per la produzione futura di questa neonata cantina. Oggi ne parlo ancora perché il Campi Taurasini D.O.C. Ion 2013 - Stefania Barbot è arrivato in alcune enoteche e ristoranti d'Italia e è finalmente disponibile al pubblico. Il giudizio degli appassionati deciderà le sorti di questo vino e della passione che lo ha realizzato. Io l'ho giudicato un buon prodotto, che merita di certo la considerazione di chi ama bere bene quando si tratti di scegliere un aglianico in purezza. Se doveste provarlo, mi direte voi.  Potete trovarlo di sicuro da:

Enoteca Marco Costantini - Roma (Marco è un amico e il suo negozio uno dei posti migliori dove cercare una buona bottiglia al prezzo giusto... magari una volta recensisco anche la sua enoteca, piccola ma imperdibile)